Aurora Boreale e Artico

Viaggio in Antartide: avventura ai confini del mondo

26 Agosto 2020

Il 2022 è l'anno.
L'anno in cui le vostre vite cambieranno per sempre.
L'anno in cui finalmente potrete vedere dal vivo l'Antartide perché siamo riusciti a mettere insieme il viaggio definitivo.
Ad accompagnarvi Elisa Polini e Luca Landoni, viaggiatori, fotografi e avventurieri.
Ma non vi diciamo di più, lasciamo che siano loro a raccontarvi queste emozioni.

Partiamo dall'inizio: come avete cominciato a viaggiare e com’è stato il primo viaggio in Antartide?

Luca ha sempre viaggiato in camper con i suoi genitori e io ho sempre viaggiato in giro per il mondo con le amiche. Quando ci siamo conosciuti, nonostante siamo esattamente gli opposti, abbiamo iniziato subito a viaggiare insieme, prima sul mio amato Lago di Como, e il mese successivo per un safari in Africa di due settimane. Luca ha sempre amato il caldo e i 57 gradi all’ombra tutto l’anno, io invece amo fin da bambina il freddo, la neve e il ghiaccio. Piano piano sono riuscita a convincerlo a venire con me anche nel Grande Nord, tra i ghiacci e l’Aurora Boreale. Piano piano ha imparato ad amare questi luoghi e oggi ci torna volentieri ogni volta che ne abbiamo la possibilità, sia per lavoro sia per piacere.
Negli anni abbiamo dormito insieme in hotel di ghiaccio o sotto le stelle e la danza della dama verde, abbiamo percorso diverse centinaia di chilometri con le nostre motoslitte nel deserto Artico alle Svalbard, abbiamo visitato sperduti villaggi di pescatori in Groenlandia e alle Lofoten e abbiamo vissuto insieme ai Nenets, dispersi sugli Urali Polari in Siberia.

Dopo aver girovagato in lungo e in largo nell’Artico, la nostra curiosità e la nostra voglia di scoprire i luoghi più remoti al mondo è cresciuta sempre di più, fino a farci raggiungere la parte opposta del globo, il settimo continente. L’Antartide era uno dei nostri più grandi sogni, insieme al Polo Nord, e continua ad esserlo. La studiamo da tanti anni, abbiamo letto di tutto e di più, abbiamo guardato tantissimi documentari in tutte le lingue e letto non so quanti libri sulle spedizioni del passato. Un giorno ci siamo detti che era ora di aprire il cassetto dei sogni e così è stato. Abbiamo iniziato le nostre ricerche e, fatalità, abbiamo ricevuto proprio in quel periodo una proposta di collaborazione per l’Antartide. Non ci abbiamo impiegato più di due nano-secondi ad accettarla e, un anno e mezzo dopo, siamo partiti alla conquista di questo grande sogno.

Raggiungere l’Antartide è stato qualcosa di indescrivibile, è stato come tornare bambini, quei bambini che si affacciano al mondo per la prima volta, con occhi curiosi e pieni di gioia ed entusiasmo. Persino il Passaggio di Drake, le acque più agitate al mondo, ci sono sembrate una passeggiata, nonostante le altissime onde che inghiottivano la nave.
Vedere i primi iceberg e tutto quel ghiaccio in lontananza diventare sempre più grande man mano che ci si avvicinava è stato come essere catapultati in un altro mondo.
È stato un viaggio indimenticabile, ricco di emozioni, scoperte. Ci siamo riempiti gli occhi e il cuore di purezza, candore, meraviglia in ogni angolo. Ricordi che custodiamo gelosamente nel cuore.


Qual è l’emozione più grande che si prova quando si raggiunge un luogo come l’Antartide?

Un misto tra stupore, lacrime di gioia e curiosità. Ricordo che io, appena avvistata l’Antartide, non mi sono più schiodata dal ponte della nave. Vento, freddo, acqua, nulla aveva importanza. Ero lì, di fronte a lei, di fronte a tanta purezza, maestosità, con gli occhi gonfi di lacrime che piano piano bagnavano il mio viso. Mi sono ritrovata catapultata all’interno di un sogno, il mio sogno, e i pensieri e le parole erano completamente svanite.

Stessa sorte è toccata a Luca, che in men che non si dica si è dimenticato di odiare il freddo e il gelo. Eravamo lì, sul ponte della nave, dopo due giorni di sballottamenti a destra e sinistra, meravigliati e increduli. Ci siamo guardati e ci siamo capiti senza dire nulla. Per non parlare della prima volta che abbiamo visto i pinguini, piccoli esserini carini e coccolosi e.. buffissimi. Ci siamo persi per ore nei loro buffi movimenti, nei loro corteggiamenti, nei loro litigi. Siamo rimasti per ore ad osservarli senza mai annoiarci, capire i loro movimenti, le loro abitudini, il loro modo di comunicare. Sono animali meravigliosi e curiosissimi, tanto da avvicinarsi per spiare cosa stai facendo. E già dalla prima volta, madre natura ci ha voluto deliziare con due piccoli pinguini appena nati, protetti dalle loro mamme. E indovinate un po’ chi ha pianto come una bambina?

Quanto insegna sul nostro mondo e su noi stessi e sulla fotografia?

Una spedizione in Antartide ti apre gli occhi, ti sbatte davanti alla faccia la bellezza di questo mondo, la potenza di Madre Natura e di ciò che è stata ed è in grado di creare. Ti catapulta in un altro mondo, un mondo incontaminato, puro, fragile, ma allo stesso tempo pericoloso, potente, letale.

Un viaggio in Antartide ti fa sentire piccolo e insignificante di fronte alla maestosità di un ghiacciaio o di un iceberg grande quanto un castello. Ti fa sentire impotente di fronte all’eleganza di un’orca o alla grandezza di una balena che gioca e salta accanto alla tua nave o al tuo gommone.

Un viaggio in Antartide, inconsciamente, ti migliora. Ti fa tornare a casa più consapevole di ciò che abbiamo il DOVERE di proteggere, di quanta meraviglia stiamo piano piano distruggendo. Consapevole che bisogna fare qualcosa per migliorare, partendo dalle piccole cose quotidiane. Il punto di non ritorno è vicino, ma siamo ancora in tempo per sperare di salvare la nostra terra, questo meraviglioso mondo di ghiaccio e tutto ciò che gli ruota intorno. Tutti dovrebbero vivere un’esperienza laggiù, per toccare con mano ciò che stiamo causando a questi fragili angoli di mondo e per migliorare se stessi e il mondo che ci circonda.

A livello fotografico l’Antartide credo equivalga alle caramelle per un bambino, alle noccioline per un elefante, ai semi per un criceto. È il paradiso per gli amanti della fotografia di paesaggio e naturalistica. Non si smette mai di fotografare. Ovunque ci si gira c’è qualcosa che vale la pena immortalare. C’è ampio spazio di crescita, di sperimentazione. Bisogna imparare a cogliere l’attimo perché potrebbe non ripetersi più.
Noi abbiamo riempito 8 schede da 128 GB, solamente in Antartide. Più una scheda da 128 GB per i video.


Quali sono gli oggetti (tra strumentazione e abbigliamento) indispensabili?

A livello di abbigliamento sicuramente un buon guscio impermeabile e antivento, utile soprattutto per quando si fanno le uscite in gommone, completo di giacca e pantaloni. Come dicevamo prima, le temperature non sono proibitive, perciò basta un buon intimo termico come primo strato, con cui starete anche sulla nave, e un buon pile o maglione pesante. Sicuramente da portare anche una giacca, sempre antivento e impermeabile, per le giornate un po’ più fredde. Sciarpa, cappello e guanti sono indispensabili per proteggersi dal vento. Stivali da neve, che siano anche impermeabili. Quando si sbarca sul suolo antartico può capitare di dover scendere con i piedi nell’acqua.

A livello fotografico invece consigliamo di portare sicuramente una macchina fotografica, con un grandangolo e un teleobiettivo per fotografare la fauna, e tante, tantissime schede di memoria. Indispensabili inoltre qualche batteria di scorta e un guscio impermeabile con cui riparare la macchina dall'acqua durante gli spostamenti in gommone. Consigliamo di portare anche la GoPro per riprendere durante i landing, ma soprattutto per effettuare qualche ripresa subacquea in caso di avvistamento balene, orche o foche. Consigliamo di portare anche un treppiede e uno zaino fotografico impermeabile dove riporre il tutto. Il powerbank è indispensabile per chi fotografa con il cellulare.

Difficoltà e falsi miti. Sicuramente un’avventura del genere fa nascere alcuni dubbi e alcune paure. Quali possono essere le difficoltà che si incontrano in un viaggio del genere e quali invece sono solo paure infondate? E come si può far fronte (o come la preparazione può aiutare) ad eventuali problematiche?

Una spedizione in Antartide di per sé non presenta nessuna difficoltà. L’unica parte più difficile da superare, e alla quale stare davvero attenti, è la navigazione lungo il Passaggio di Drake. Non sono falsi miti, e lo abbiamo constatato personalmente, quelli che raccontano di onde di 10/12 metri che inghiottiscono letteralmente la nave. Noi siamo stati fortunati e all’andata lo abbiamo trovato abbastanza calmo, cosa molto rara, tanto che anche le nostre guide ne sono rimaste stupite. Al ritorno invece ci ha fatto pagare anche quello che non abbiamo subito all’andata, con onde davvero molto alte e scatenando tutta la sua potenza. Nulla comunque di impensabile o per cui valga la pena rinunciare alla realizzazione di un grande sogno. L’unico accorgimento è quello di seguire alla lettera le regole date dall’equipaggio, di non girovagare per la nave e di restare in camera. A chi soffre il mal di mare verranno distribuite delle apposite pastiglie, molto più forti ed efficaci rispetto a quelle che si trovano da noi.

I landing e le escursioni in gommone invece non presentano alcuna difficoltà. Quando si è a terra si cammina tutti insieme sulla neve, seguendo i percorsi tracciati dalle guide e stando attenti a non rovinare nulla di ciò che ci circonda.

Uno dei falsi miti più comuni è che l’Antartide sia associata al freddo estremo. Sì è vero, è il continente più freddo al mondo, ma le spedizioni turistiche vengono effettuate durante la primavera e l’estate australe e le temperature non sono proibitive come possono essere quelle nell’Artico in pieno inverno. L’unico reale problema è il vento, che quando soffia è davvero molto forte e abbastanza freddo.

L’unico rischio a cui si va incontro è quello di innamorarsene perdutamente e di non poter più fare a meno di tornare da lei. Per questo, al momento, noi non abbiamo trovato una cura. E credo che non la troveremo mai.


“Viaggio della vita”: dateci 3 motivazioni a supporto di questa affermazione.

L’Antartide viene spesso associato al viaggio della vita, ad un grande sogno che si avvera. È stato così anche per noi e continua ad esserlo. Un grande sogno, sognare di tornare presto laggiù.

È un viaggio che ti cambia, inevitabilmente, e ti rende più consapevole.
È il simbolo per eccellenza delle conquiste. Il settimo continente, terra resa nota dalle grandi spedizioni del passato. Quelle spedizioni che hanno fatto la storia e che, oggi, sono diventate un modello per i nuovi esploratori.
È un luogo unico al mondo, il simbolo dell’estremo che ogni anno affascina sempre più persone.

È infine un viaggio impegnativo a livello economico, un grande sacrificio che vale la pena fare, ma che purtroppo ci si può permettere solamente una o due volte nella vita.

 

Ed ora che avete sentito direttamente da loro come stanno le cose, non vi resta da far altro che controllare le date per il VIAGGIO IN ANTARTIDE e cominciare a prepararvi.

 

Monica Fumagalli

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