GiappoTour

Mal di Giappone.. più reale di quanto pensi

27 Maggio 2020

Non so bene quando succede esattamente.
Ma te lo assicuro... succede.

Forse quando cammini per le strade, di notte, e il buio invece che fare paura ti accompagna mostrandoti i volti più belli della città.
Vedi i neon colorati nelle strade ampie, le lanterne rosse che acciecano le ombre nei vicoli defilati.
Osservi i ragazzi e gli impiegati che bevono da coppe spaiate seduti ai banconi di locali minuscoli e vorresti sederti accanto a loro, chiacchierare assaggiare vari sake, spiluccare qualcosa e poi immergerti di nuovo nella notte.

Forse succede quando dal treno silenzioso che corre sui binari nel cuore dei quartieri addormentati vedi le luci alle finestre dei palazzi, mentre un jingle risuona ad ogni fermata come una colonna sonora, e ti chiedi quale sia la vita di chi vive lì.

Forse capita quando ti addentri tra gli alberi per andare a visitare il santuario di cui ti hanno tanto parlato. Sei sudato, accaldato, hai scordato l'acqua e una zanzara grande come la tua mano ti punge. Ma poi scorgi uno spettacolo tale che non pensavi potesse esistere: un tunnel di portali scarlatti che accende il verde della foresta, in un incendio di colori.
Non hai più parole, hai dimenticato il fastidio e il tempo smette di scorrere.

È così che ti innamori del Giappone, ti entra dentro, in profondità, mentre un anziano signore ti si avvicina per raccontarti la sua storia in un inglese stentato, regalandoti una caramella e un sorriso prima di andare via, la schiena ricurva per anni di inchini.

Poi torni a casa, torni da chi ami, torni alla tua “normalità”.


Ma un giorno stai prendendo una bottiglia dallo scaffale del supermercato e senti un piccolo dolore al cuore, una fitta.
Ti ricordi di quella sera in cui eri agitato, non riuscivi a rilassarti a causa del jet lag e hai preso l'ascensore per scendere in strada. Una musichetta gioiosa e la voce del cassiere ti hanno dato il benvenuto quando sei entrato nel supermercato aperto 24 ore su 24.
Sei tornato in stanza con un dolce a forma di panda, un pacchetto di patatine al granchio e una fanta alla pesca.

Oppure sei alla scrivania, sul posto di lavoro, ravani tra le penne e d'improvviso di nuovo senti quel dolore graffiante.
Ti ricordi quel pomeriggio d'estate, mentre il sole stava scivolando nel cielo arancione e tu e i tuoi compagni di viaggio avete deciso che no, non era ancora ora di tornare in hotel. Vi siete diretti verso la spiaggia.
La sabbia subito vi è entrata nelle scarpe e davanti a voi si apriva l'oceano blu che ruggiva infinito.
E alle vostre spalle, quasi all'improvviso, le voci si sono alzate e la musica è cominciata. Avete preso una granita, dolce e soffice, e una birra fredda e avete dimenticato il resto del mondo.

Sono quelli i momenti in cui le foto non bastano perché la sua voce, che ti chiama, è troppo forte.
Non devi per forza essere un appassionato, non devi avere il pallino dell'Asia o dei manga o dei videogiochi. No.
Stai certo che il Giappone troverà un modo singolare per scivolarti dentro e per crearsi una nicchia che diventerà parte di te.

Prendi un aereo, disfi le valigie, torni al lavoro.
Ma non sei mai tornato indietro davvero, sei rimasto lì, sotto i ciliegi in fiore che ad ogni soffio di vento perdono petali come pioggia.
Non torni mai indietro veramente.

 

Monica Fumagalli

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