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Come comportarsi in un tempio giapponese

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I giapponesi, buddisti o shintoisti che siano (anche per loro la differenza è sottile in quanto, più che religioni, sono considerate filosofie di vita), si recano al tempio più volte l’anno, sia in occasione delle feste religiose comandate che lungo la settimana. In realtà non esiste un giorno preciso per pregare, tuttavia nei weekend è più facile incontrare gente libera dagli impegni lavorativi che si aggira nei luoghi sacri.

A differenza dei cristiani, i giapponesi pregano in un modo più personale e terreno: per un esame, per il successo nel lavoro, per un caro amico o un famigliare in difficoltà, per allontanare la malasorte, per non avere incidenti in auto o anche per guarire da una malattia.

Spesso si affidano ad amuleti o talismani che portano sempre con sé, ma il metodo ritenuto più efficace rimane sempre quello di recarsi di persona al tempio.

Chi può pregare in un tempio giapponese?

 

Potete pregare anche voi, purché lo facciate in maniera rispettosa e i vostri desideri siano puri (non si può pregare per augurare sfortuna ad un altro, né che la vostra squadra del cuore vinca il campionato ad esempio). Entrando nel complesso troverete una fontanella con alcuni mestoli (di solito in bambù): sciacquatevi entrambe le mani e la bocca (ma non bevete perché l’acqua non è potabile e spesso ricircola!). Un primo inchino non si nega mai varcando le porte di un luogo sacro: ricordatevelo! Raggiungete l’altare e suonate la campana per richiamare la divinità.

L’offerta in denaro è d’obbligo (almeno 100¥): lanciatela nella cassetta di legno con la grata. Ora, con le mani giunte, chinate due volte il capo e (ad occhi chiusi) esprimete la vostra preghiera o il vostro desiderio. A questo punto battete le mani due volte per “inviare la preghiera” e ringraziate chinandovi un’ultima volta.

Paura di sbagliare?

Non vi preoccupate, l’importante è il pensiero in fondo!

La preghiera che si scrive

 

Se volete che la vostra preghiera invece rimanga e sia più efficace: scrivetela su un pezzetto di legno, su una zucca o su un rotolo di pergamena (ogni tempio ne ha una differente) e appendetela alla rastrelliera o imbucatela insieme alle altre Ci penseranno i monaci a bruciarle facendo sì che salgano in cielo più velocemente.

A seconda della devozione (e del budget), vi accorgerete molto presto che ognuno nei templi prega a modo suo: chi con una semplice offerta, chi accendendo candele o incensi, chi scrivendo una preghiera e affidandola al vento, chi comprando costosi e bellissimi talismani o amuleti.

Vi siete chiesti cosa sta facendo tutta quella gente estasiata nello scuotere scatolette piene di bastoncini e leggere attentamente degli strani biglietti pieni di ideogrammi? Semplice: come in un ristorante cinese, sceglie il suo oracolo, un biscotto della fortuna un po’ più esauriente e certamente meno enigmatico.

Con un prezzo, pardon, un’offerta dai 100 ai 200¥ anche voi potrete accaparrarvi il vostro oracolo.

Purtroppo molti sono scritti solo in giapponese con versi in poesia dal significato molto profondo, ma alcuni grandi templi, quelli dei siti più turistici, hanno anche oracoli solo in inglese o con la traduzione sul retro. Prendete la scatola di legno, esprimete un desiderio e agitatela finché un bastoncino non esce.

Ricordatevi il numero o mostratelo al bancone e riceverete il vostro bigliettino con la predizione. Grande fortuna, buona fortuna, fortuna o malasorte? Lo scoprirete subito!

Paura che qualcosa vada storto pescando il biglietto sfortunato? Nessun problema! Scrivete una cosa che vi va storta sul retro e legatelo alla rastrelliera: il vento la porterà via con sè.

Quindi ritentate, di certo sarete più fortunati!

Ti è venuta voglia di provare questa esperienza?

Non resta che preparare la valigia!

 

Greta Dealessi

 

Scritto da:
Roberta ha iniziato a viaggiare a 20 anni e da allora non si è più fermata dando sempre priorità alla scoperta del mondo. Ama il Giappone ed i mondi artici, il suo eroe è Ernest Shackleton ed è mamma di Aurora.

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