Giappone GiappoTour 

Fushimi Inari: l'arancione di Kyoto

20 Settembre 2017

Cercate una guida a caso di Kyoto in libreria o, più in generale, un libro sul Giappone, e in un buon 99% dei casi vi troverete davanti sulla copertina una serie di cornici arancioni dai piedi neri.

Una sequenza concentrica di portali color mandarino che sembra allungarsi verso l’infinito, come in un videoclip dei primissimi anni 80. Sono i torii del Fushimi Inari, uno dei più celebri complessi templari di tutto l’arcipelago nipponico, e sono lì per una ragione ben precisa. Cioè, a parte farvi bruciare giga su giga di scatti e rubarvi il cuore, chiaro.

Il Fushimi Inari Taisha è un santuario dedicato a Inari, divinità scintoista dal sesso indefinito, dio del riso, della fertilità e di un sacco di altre cose, e come tale considerato un kami protettore di industrie e imprese. Chi ha successo nel commercio, nell’artigianato o in qualsiasi altro campo, e crede nella religione scintoista, deve a Inari i suoi traguardi, e per ringraziare questo patrono degli affari fa erigere un altro torii, che si va ad aggiungere agli altri.

Il senso di vertigine che ti prende nel camminare sotto i torii di diverse altezze, con la luce che filtra in quel mondo arancione fuori dal tempo, è incredibile. Non importa la presenza di altri turisti, non importano i negozietti all’ingresso del tempio in cui comprare souvenir di ogni tipo - compresi dei piccoli torii su cui scrivere la tua richiesta, per appenderli poi in un apposito spazio - perché stai camminando in una delle più celebri cartoline del Giappone. Come per l’attraversamento pedonale di Shibuya, a Tokyo, stai letteralmente camminando nell’animo del Paese, sospeso per sempre tra passato e futuro.

Si dice che una grande modella non ha bisogno di un fotografo particolarmente bravo. Vale lo stesso per i torii del Fushimi Inari: è un luogo talmente bello che la memoria della macchina digitale o dello smartphone ti si riempiranno automaticamente di decine e decine di scatti bellissimi con cui potrai dar fuoco al tuo profilo Instagram o Twitter. Fanno tutto i torii, ne verrebbero foto grandiose anche scattandole a occhi chiusi.

Passeggiando lungo la collina del tempio ci si imbatte anche in un altro simbolo del santuario, le volpi (kitsune). Statue di volpi che hanno in bocca il riso, oppure una chiave (del deposito del riso, quindi è uguale). Cosa lega le volpi a Inari? Secondo il mito, sono le sue messaggere e quindi una sorta di divinità secondarie, venerate in quanto tali e omaggiate in molti templi scintoisti. Le volpi sono considerate nel folclore giapponese non solo degli animali scaltri, ma anche capaci di cambiare aspetto, tramutandosi quando serve in una bella donna. Il che sì, dà tutto un altro senso al testo di Foxy Lady di Jimi Hendrix…

Mirtillo

 

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