Blueberry Travel Company

Home » BlogBerry » Capo Nord alla soglia degli 80 anni

Capo Nord alla soglia degli 80 anni

Cosa significa, alla soglia degli 80 anni, raggiungere Capo Nord dopo che si è sognato questo viaggio per una vita? Un racconto decisamente divertente ed anche molto commovente su quello che può rappresentare un viaggio così epico nella vita di un viaggiatore.

 

Il sogno di una notte di mezza estate... e di una vita - a cura di Anna, Wanda, Efisio, Pietro

Intanto bisogna cominciare dalla storia, com’è nata questa “favola”

Chi ha scoperto capo Nord?

Inizia nel 1861 quando un sacerdote-studioso (nonché esploratore) italiano, si rese conto che da questa falesia, punta estrema del Continente, si poteva osservare quanto era precluso al resto dell’Europa: si ammira il sole anche la notte in certi giorni dell’anno, soprattutto nel solstizio d’estate

Chissà cosa cercava questo religioso che non si è fermato alla terraferma ma ha attraversato anche un breve tratto di mare, spingendosi oltre, per approdare alla prospiciente isola di Mageroy oggi collegata alla terraferma tramite un breve tunnel sottomarino. Cosa lo ha spinto per arrivare sino a questa rupe? Sfatare una leggenda? Svelare un mistero? La forza della Fede? Oppure un riscontro scientifico e rendersi conto di una semplice legge della natura? Nasce così l’intuizione norvegese di offrire a tutti questa emozione attraverso una poderosa organizzazione turistica. Oggi migliaia di persone giungono da ogni parte per partecipare a questo rito collettivo, per assistere, in contemporanea alla fine e nascita di un nuovo giorno nel breve spazio di mezzo minuto.

Il popolo di Capo Nord

Da un attiguo parcheggio è possibile osservare il variegato mondo dei partecipati: auto, moto, caravans e…. una bicicletta. Certamente nessuno sapeva che questo era il 150° dalla intuizione di questo sacerdote di questo spettacolo plurisecolare offerto da una “Ditta fondata nel 1861”

Ce ne siamo resi conto acquistando una modesta scatoletta di caramelle, etichetta semplicissima con il solo logo nazionale: la rupe, il sole e la scritta Nordkapp 1861 –2011 per il resto niente fanfare, addobbi, o taglio di nastro celebrativo o inaugurale; eppure l’occasione era ghiotta, oltretutto in coincidenza del solstizio. Modesti questi norvegesi: badano al sodo e al soldo, l’effimero non interessa. Un viaggio che tutti dovrebbero fare per rendersi conto e possibilmente mettere in pratica il modo di vivere dei norvegesi: a Oslo tram che avvertono i pedoni a scampanellate, cittadini “posapiano”, auto quasi a passo d’uomo, niente sgommate o frenate minacciose, niente frenesia e sole in abbondanza … a tutte le ore (quello di mezzanotte merita un capitolo a parte), tanto che ogni angolo dei giardini pubblici è buono per mettersi in costume ad abbronzarsi.

Certo perché ad ottobre cala il buio quasi totale impensabile!! una/due ore al giorno di flebile luce, inimmaginabile!! … Per riapparire, quel sole libero e giocoso, non prima della fine di marzo. Forse anche per questo sembrano (o sono) diversi, il clima ha plasmato il loro carattere e modo di vivere. Stupore nel constatare che tutti pagano, anche un giornale o una bevanda, con carta di credito: provvede il cliente, infila la sua Carta nel Pos, preme il tasto verde, il commerciante ritira la ricevuta e consegna lo scontrino. Quasi inaudito per noi italici, che appena arrivati al Terminal ci siamo precipitati al bancomat per prelevare. Ingenui!

Intanto bisogna sfatare la diceria dei prezzi alti: 8 corone uguale 1 euro ovvero un caffè 2 euro, una bottiglietta d’acqua idem. Mi sembra che nella mia città in via Roma o all’Emiciclo Garibaldi i prezzi non siano molto diversi. Infine un avvertimento: occhio all’orologio, non fidarsi della luce solare ed essere puntuali alle partenze. Ci siamo resi conto che la puntualità non è solo svizzera … ma anche norvegese. Una macchina organizzativa perfetta: Stefano e Blueberry Travel non sono venuti meno! Questo hanno constatato quattro cagliaritani di Pirri-Cagliari-Selargius. Dopo queste premesse riaccendiamo i motori dell’entusiasmo e… partiamo da Cagliari verso Alghero: alle 15 si decolla destinazione Oslo

L'arrivo a Oslo Torp

Dall’aeroporto secondario di Oslo al centro cittadino, un’oretta di treno e il vicinissimo hotel Rica ci attende, e qui abbiamo la prima gradita sorpresa: angolo caffetteria gratuita per gli ospiti. In fondo si tratta solo di un the, però il gesto conta molto.

La città ci porge il benvenuto con un magnifico sole e a due passi dall’hotel lascia stupiti vedere l’Opera House in pietra bianca e facciata interamente in vetro: sembra sorgere dal mare, infatti la grande rampa di accesso inizia dalla banchina. Iniziamo a renderci conto della poca distinzione tra giorno e notte. un grande orologio pubblicitario ci ricorda che sono le 22.15!! Si sono fatte le 23.30 e tutti a dormire, anche perché non abbiamo incontrato il “sole notturno” La sveglia in ritardo ci fa perdere il primo treno per Bergen. Una telefonata a Stefano di Blueberry ed ecco i suggerimenti per rimediare. Grazie Blueberry!

Da Oslo a Bergen in treno

Le cinque ore di treno non pesano per due motivi: (paesaggi imperdibili da depliant (neve, acqua, cascate ripide e forti) e comodissime carrozze con angolo caffetteria e giornali gratuiti (non si accettano confronti nostrani). Una leggera e fastidiosa pioggerellina ci accoglie a Bergen, per cui raggiungiamo il Rica grazie ad un taxi, e per non anticipare il buona notte, anche perché lo stomaco protesta, tour esplorativo per la città, e in una stradina tra il porto e la stazione ci imbattiamo nella BOTTEGA ITALIANA un ristorante niente male, anzi benissimo: quattro coperti, con un salmone delizioso che ricorderemo spesso! Totale millecentotrentotto corone tradotto in “cagliaritano” – scirarindi - abbiamo cenato con 25 euro a persona, meno che in via Roma o all’Emiciclo Garibaldi.

In treno sulla Flam

Prima giornata a Bergen ed escursione in treno sulla Flam, una ferrovia ad uso turistico in alta montagna – 856 MT di altitudine attraverso ghiacciai, cascate e neve ovunque: una parata di acqua! Alla stazione di Mydral un cartello: open, kafè (caffè o kake?) comunque c’è freddo ed una “brodaglia quasi nera” fa sempre piacere, soprattutto quel copricapo stile nostromo che protegge anche le orecchie, acquistato da conterranei siculi (paese che vai italiano che trovi). Treno con soste di 5 minuti 5 nei punti più panoramici, ma sorprendente la sosta davanti a questa enorme cascata che dispensa sprazzi d’acqua appena metti piede sul predellino, moltissimi a bagnarsi pur di far lavorare le fotocamere. Lungo fischio e si riparte. Chi si attarda? La giapponesina che si è vista sparire il treno in un tunnel attraverso il mirino della telecamera! Disperazione dei parente che imploravano vedendo la loro cara allontanarsi sempre più. Giuro in quel frangente, non avevano… gli occhi a mandorla! Come un set cinematografico. Telefonata di soccorso e l’efficienza è scattata immediata: un fuoristrada ha portato la disperata alla stazione di arrivo con i parenti in attesa! Seconda giornata a Bergen: decidiamo di visitare la città che ci da il benvenuto con un sole splendido. Passeggiando lungo il Bryggen ci rendiamo conto della bellezza di queste case in legno, di tutte le dimensioni e colori, tutelate dall’Unesco; interessante vedere i lavori di riparazione o restauro di queste opere in legno che sfidano il tempo e le intemperie. Qualche acquisto anche importante, come morbidissimi tappetti in renna e l’immancabile merluzzo o stoccafisso.

La traversata in Hurtigruten

Sbarcano i passeggeri in crociera – cioè turisti “mordi e fuggi”, noi ci imbarcheremo questo pomeriggio sull’Hurtigruten, conosciuto anche come il Postale dei fiordi, ovvero nave per turisti interessanti e interessati. Le bancarelle attendono i croceristi con pesce fritto, balena compresa. Il sole ci accompagna e decidiamo di salire con la funicolare sulla collina che sovrasta la città. Da lassù lo spettacolo è imperdibile: la città adagiata placidamente sul fiordo dove sostano alcune navi da crociera ed è curioso vedere questi giganti del mare quasi sfiorarsi e ormeggiare in poco tempo e spazio. Alle 14 imbarco sull’Hurtgrutten e rotta verso Alesund. Emozionati, anche per l’eleganza e l’accoglienza di tutto lo staff. Per favore non fatte paragoni “nostrani”. Anche qui angolo ristoro gratuito per i croceristi, quelli veri, come noi. Comunque un buon the e cabine spaziose e molto confortevoli. Il mattino successivo siamo sul Geiranger, fiordo tutelato dall’UNESCO-

NO MOLESTAR avverte un cartoncino da appendere fuori cabina.

Non era necessario, pochi hanno riposato sfidando il vento gelido pur con tutto il “guardaroba” addosso. Che contrasto col personale di bordo in maniche di camicia! L’escursione è tutto un susseguirsi di cascate di ogni dimensione e forza; tutti a poppa o a prua, a destra o sinistra a seconda del maggior interesse per il panorama, illuminato dal sole o coperto dalle nuvole viaggianti la luce mutava ad ogni soffio di vento, chiaramente gelido. Stupisce vedere tali giganti del mare inoltrarsi in queste lingue d’acqua, pare quasi sfiorino le montagne e, disperse nelle valli tante casette isolate. Ti domandi come fanno con quel clima e con poca luce per molti mesi. Questi panorami ti ricordano “case sparse sul pendio…” Comunque nei punti più larghi del fiordo avviene l’incrocio col postale che effettua il percorso inverso: sventolio di fazzoletti e grida di saluto, compresi quelli dei gabbiani. Un biscotto o pezzetto di pane lanciato a breve distanza e lui, con quelle ali enormi, lo prendeva al volo. E continuavano a rotearti attorno chiedendo cibo.

Alesund, la perla nostalgica

Al prossimo attracco, sosta per l’imbarco/sbarco di passeggeri e merci; le lancette dell’orologio non sono di elastico: 15 minuti 15 per essere nel posto giusto al prossimo incrocio. E’ il quarto giorno in terra di Norvegia e alle ore 14 puntualissimo sbarco con nostalgia ad Alesund. Anche qui un Rica in riva al mare ci aspetta con le sue comodità soddisfacenti. La cittadina è splendida, con i palazzi in stile liberty che si specchiano nell’acqua, e che hanno un fascino particolare alla luce del tramonto. Bravo Stefano e Blueberry perché alle 8.30 del giorno successivo una efficiente e profumata Opel Suv aspetta facendo evaporare paure inesistenti!

La strada dei Troll

Inizia la tappa di avvicinamento – 400 km – direzione Trodheim attraverso “la strada dei Trolls”; qui per la prima volta notiamo tanti sassolini posizionati uno sopra l’altro; scopriamo poi che vengono posti dai turisti come segno del proprio passaggio e propiziarne il ritorno. Questo giocoso diversivo sarà riscontrabile sino a Capo Nord All’aeroporto una sorridente hostess e aitante pilota ci fanno volare sino a Tromso risparmiando così molti km. in autoruote. Come nei fiordi la nave sembrava sfiorare le montagne, anche sulle nuvole, le ali dell’aereo parevano rasentare le cime innevate.

Oltre il circolo Polare Artico

Tromso Un ottimo hotel, manco a dirlo in riva al mare, e arredato in perfetto stile marinaro. Passeggiando per la città che sembra non dorma mai e lungo il porto illuminato dai raggi del sole ci rendiamo conto che sono ormai le 23.30 e ci affrettiamo a cercare qualcosa da mangiare. Qui a questa latitudine (oltre il circolo polare) la luce diventa “invadente”, non manca mai. Sembra che esca anche da sotto il letto! Siamo venuti per questo! Ma gli avvolgibili non li conoscono Un venditore di tali attrezzi farebbe affari d’oro, altro che queste tende nere offerte in sostituzione e che servono a ben poco. Ma si dormiva, si dormiva bene anche per…piacevole stanchezza

Tutto interessante anche dormendo col… sole in fronte

E’ molto interessante quanto abbiamo appreso in questo viaggio verso il tetto d’Europa che gli euro, il tempo e la fatica non sono nulla. Certo! La mattina sveglia a rullo di tamburi: per una ricorrenza di Associazioni e Società sfilata dei soci tutti in rigoroso abito nero con in testa stendardi, gonfaloni e tamburi Sesta tappa. Qui a Tromso si cambia cavallo: noi da quelli di un aereo a quelli di una Suzuki Suv, altri con camper, alcuni in moto e... leggete bene, un solitario ciclista carico di borse e borsoni pedala al trotto, sorridente e saluta felice di correre verso il traguardo; eroe solitario immortalato con foto ricordo Paese che vai animali che trovi lungo la strada: le renne, sempre chine con quel grosso peso sulla testa, a cercare un filo d’erba. Un odore non certo piacevole anticipa un incontro: i tralicci dove sono esposti al sole e al vento gelido del nord i merluzzi rendendoli quasi secchi. Che sono poi come quelli che troviamo nei nostri mercati.

Siamo nella fascia del Circolo polare artico ed il vento gelido ci riporta a quel copricapo acquistato a Bergen: grazie siculi!

Un grosso tronco d’albero adibito a cartello turistico segnala che mancano 370 km alla mèta e piccoli sassi indicano il passaggio di tanti turisti. Pietre non da tirare… come dice una nostalgica canzone Accellera che Alta è vicina! Settima e terz’ultima tappa di questa impresa.

Alta... ci siamo quasi

ALTA, ieri paese oggi elevata a città piena di cantieri: il legno ha ceduto a mattone e cemento! Anche qui un comodo Rica e the a volontà. Paese che vai extracomunitario che trovi in veste di ristoratore: “MONA Lisa”. Ignorante l’insegna, pessimo il menù e il ricordo va alla Bottega italiana di Bergen Clienti particolari quelli del Rica, utilizzano la camera solo per poche ore rientrando alle 2/3 del mattino o della notte (punti di vista) alle 8/9 devono iniziare la via del ritorno perché il tempo non è elastico. Tutti clienti partecipanti ad una “giostra turistica”.

150 km al traguardo...

Siamo sempre più emozionati ed il giorno dopo sveglia presto: mancano 150 km, al traguardo. Tappa di avvicinamento: Honningsvag e un bel Rica anch’esso in riva al mare ci accoglie con una precisazione: camere libere dopo le ore 15 No problem! Arrivano anche i 5 piani galleggianti, turisti “mordi e fuggi” perché pochissimi hanno effettuato l’escursione facoltativa sino a Capo nord. Non sanno cosa hanno perso! L’ultima tappa, ormai pochi km, sono percorsi anche con una certa emozione attraverso quei tornanti aridi, dove sono visibili i sassi, segno del passaggio di altri “esploratori”. Una sbarra vieta di accedere ad una grandissima rupe protesa verso il mare, verso l’orizzonte - un pulpito lo descrivono nei depliant – per parlare a chi? all’Infinito? per contemplare? per invocare un desiderio? per una meditazione? per un esame di coscienza? per parlare a se stessi? Andate non rimarrete delusi non solo del pulpito ma di tutto quanto lo circonda.

Capo Nord: a 80 anni si ritorna bambini

Mercoledì 20 giugno alle ore 20 quattro sardi in festosa compagnia di centinaia di persone – moltissimi italiani – immortalano l’avvenimento il solstizio d’estate l’abbiamo vissuto qui, non è un privilegio … ma è possibile solo per volenterosi e determinati. Si ritorna bambini? Ebbene sì!

Come tanti forsennati attorno a questa “gabbia” di ferro, fotografandosi a gruppi o da soli, di lato, da destra o in controluce. Insomma il cippo e questi quattro gradini posti alla base del mappamondo sono presi d’assalto da tanti assatanati, tanta è la frenesia che ti assale.

Attenzione il bello deve ancora venire

I bar si svuotano, perché?... certo mancano pochi minuti alla fatidica mezzanotte. Tutti si assiepano a ridosso della ringhiera di protezione aguzzando la vista, protesi verso l’orizzonte perché nessuno possa intralciare la visuale mentre diventa incessante il lavorio delle fotocamere di ogni dimensione. Nessuno avverte il vento gelido che sferza i nostri volti. Ognuno consulta il proprio orologio non fidandosi della precisione degli altri. Manca quasi un minuto: non c’è voce ufficiale che scandisce il tempo, è un “fai da noi” generale “quindici secondi” urla una voce cavernosa. Tutti ammutoliti, quasi increduli: questa enorme palla arancione pare lambisca il mare, per un attimo pare quasi immobile, sì proprio immobile, sembra suggestione ? che non voglia bagnarsi? L’ansia fa diventare bambini e dimenticare le riminescenze scolastiche siamo

all’attimo fuggente!

Come una scena teatrale, quasi che una mano Suprema abbia sollevato il sipario e sgombrato il cielo dalle nuvole e appare uno scenario inimmaginabile: una cupola tersa e azzurra con al centro una palla infuocata che si riflette sul mare Dalla platea salgono esclamazioni e vociare di ammirazione e stupore assieme a ingenui commenti “sta salendo” “risale” “si sta ri-salendo” Commenti suggeriti dallo stress emotivo dell’avvenimento.

E’ NATO UN NUOVO GIORNO

All’alba vincerò? Sì

CI SIAMO SENTITI TUTTI VINCITORI!

Euforia collettiva per questi ardimentosi, quasi una liberazione per aver partecipato in diretta alla fine e alla nascita di un nuovo giorno.

Questa è una notte diversa da tutte le altre, si è visto il nuovo giorno venire al mondo come un volo d’uccelli. Un avvenimento unico nella nostra vita dove tutti siamo comprimari e attori. La rupe come una platea, e dal palcoscenico la recita continua dal giorno della formazione del mondo. Ancora increduli molti si attardano fissando l’orizzonte poi il teatro, la platea si vuota Domani si replica ma… non è la Prima Le luci di quest’ora sono più vive nei nostri occhi colpiti dal vento, dalla stanchezza e dal sonno che sta prendendo possesso del nostro corpo. La commozione è tanta che… una lacrima sul viso avrebbe completato il nostro stato d’animo ingolfato di ricordi e rimpianti per chi non è potuto venire, per aver tardato tanti anni a queste suggestioni…

Comunque determinati a proseguire nella scelta di strade turistiche veramente interessanti, che abbiano anche il sapore dell’avventura. Torna alla mente la notte dello sbarco sulla luna del 20 luglio del 1969, l’urlo liberatore del cronista: “ha toccato!” Una sensazione unica: qualcuno fotografa il proprio orologio, qualcuno ancora incredulo scuote il capo “non ci posso credere”. Inimmaginabile! Abbiamo partecipato all’ingresso del solstizio d’estate Abbiamo riscontrato poca presenza di bambini. Certamente il clima non ha favorito mentre un quasi ottantenne cagliaritano si è sentito decorato eroe sul campo, scusate: sulla rupe Adesso trionfanti, tutti al bar e buffet per la gioia del barista! Come a teatro, domani si replica ma con 90 secondi in meno di sole perché questo il tempo, che ogni giorno sempre più, il sole si attarda all’orizzonte. Per chi vuole il meglio del meglio ripassi l’anno venturo a condizione che il tempo sia amico come è capitato a noi: un sole e una fortuna sfacciati, salvo la pioggia a Bergen e quella insistente sulla via del ritorno - 500 km - da Alta a Tromso. Spenti i tergicristallo, sull’aereo che rasenta le montagne, abbiamo dato fiato ai ricordi e alle soddisfazioni che questo viaggio ci ha gratificato.

Una doverosa nota sulle strade e sul traffico: segnaletica in una lingua incomprensibile e scarsa quella tracciata sull’asfalto, mentre nelle gallerie l’illuminazione al minimo rispetto alle nostre illuminate a giorno. Certo, col buio questi ci convivono. Occhi di gatto! Morale basta circolare educatamente, non un sorpasso azzardato, o stridio di freni e sgommate. Niente motorini-infestanti. Forse il piedino più nervoso è stato quello di una “pirresa”, ma ha imparato subito! Noi siamo “educati” a ben altro. Traffico quasi calmo e placido. Anche questa è la Norvegia, onesta, educata e democratica.

Considerazioni del giorno dopo: A pochi metri dalla rupe sta sorgendo un grande complesso alberghiero con attiguo aeroporto che poi fa capo a Honningsvag. Ad Alta abbiamo già detto delle nuove costruzioni. Mentre noi ci siamo arrivati dopo otto tappe, migliaia di chilometri in aereo, treno, auto e crociera, con qualche difficoltà piacevolmente superata, dove tutto ha avuto anche il sapore dell’avventura tipo “fai da noi” (grazie a Blueberry!), ancora qualche anno poi prenderà piega il turista “mordi e fuggi”, cioè bastano due-tre giorn i… inquadrati come soldatini in una tradotta militare, li portano, arrivo, foto ricordo e.. illusi e contenti di aver visto il sole a mezzanotte.

Loro il sole notturno lo vedono solamente, noi l’avvenimento l’abbiamo sentito e vissuto: questa è la profonda differenza

Viaggiare che passione!!

Passione per conservare catalogare, anche un semplice ticket o biglietto d’ingresso: se la memoria e labile lo scritto resta e ci indica anche il giorno e l’ora in cui siamo stati in quel luogo, aiutandoci quasi a rivivere quei giorni. Diversamente che senso ha dire solamente ci sono stato Ah! questo l’avessimo fatto 30/40 or sono, sfogliando quell’album potremo titolarlo: I miei primi quarant’anni! Un suggerimento: quando catalogate le foto, queste devono essere completate con una esauriente didascalia. Proprio come nelle riviste.

Un pio desiderio? Sarebbe affascinante celebrare i miei solitari 80 anni – 21 dicembre al buio, lassù. Ma le difficoltà fisiche ed emotive sono tali che… basta il pensiero anche perché solo pochi sono disposti a lasciare la calda e illuminata città natale per andare a “nascondersi” in una rupe dove la sola luce sarebbe il candore della neve.

Salvo che Stefano di Blueberry garantisca la stupenda visione delle aurore boreali

Cosa resta il giorno dopo questo avvenimento ? Ancora oggi, a distanza di mesi emozionano non poco quelle giornate, soprattutto quell’attimo fuggente. La mente quasi frastornata, tanti sono i pensieri che ti avvolgono. Molto rimane nel nostro intimo, nei lunghi silenzi meditativi difficili ad esprimere.

Ognuno di noi è come un granellino di terra che il sole feconda, che dà vita, quel sole che gli uomini primitivi idolatravano

Ogni alba che ci viene incontro il pensiero ritorna a quella rupe, a quel fascio di luce che dal lontano e profondo orizzonte illumina e riflette su noi incondizionatamente al proprio credo e convincimento morale e materiale, i suoi benefici raggi che non sempre sappiamo cogliere. Come dimenticare il carattere schivo degli abitanti di questi luoghi forse dovuto - solo? – al clima. Quanto c’è da imparare da loro !

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Commenti  

 
0 #1 Giuseppe 2011-11-29 16:37
Complimenti, è un bellissimo di ario di viaggio.Io e un gruppo di amici stavamo proprio pensando di andare in Norvegia la prossima estate ma un paio di loro sono sono ancora indecisi. Spero che leggendo questo diario si convincano definitivamente
Citazione
 

Aggiungi commento

Il testo sarà inviato all'amministratore per l'approvazione del commento nel rispetto del "regolamento commenti" pubblicato nel nostro sito.
Non saranno pubblicati messaggi riportanti informazioni fasulle, provenienti da IP segnalati o a scopo esclusivamente polemico e di disturbo.


Codice di sicurezza
Aggiorna

E-mail Stampa PDF