Quando pensi alla Corea del Sud, probabilmente ti vengono in mente Seoul, Busan o Gyeongju. Ma la verità è che la Corea ha un’infinità di luoghi affascinanti, dove storia, cultura e sapori autentici si intrecciano in modo sorprendente. Tra questi Jeonju è uno dei nostri preferiti: una città che ti conquista lentamente, con quel mix perfetto di tradizione, stile e follia gastronomica.
Jeonju è una delle capitali del gusto coreano, riconosciuta dall’UNESCO come Città Creativa della Gastronomia, ed è un luogo in cui ogni strada, piatto o casa tradizionale ti invita a scoprire qualcosa di nuovo. Io e Giulia (la nostra responsabile della Corea) ce ne siamo innamorate follemente, e dopo averla esplorata, ecco le 5 cose che ti consigliamo assolutamente di fare a Jeonju per capire perché è una tappa da inserire nel tuo viaggio in Corea.
Mangiare il bibimpap
Se c’è una pietanza che rappresenta Jeonju meglio di ogni altra cosa, è il bibimbap: il celebre piatto di riso mescolato con verdure, carne, uovo e salsa piccante che è diventato uno dei simboli della cucina coreana. Ma qui a Jeonju è qualcosa di ancora più speciale.
Jeonju non è solo la città natale del bibimbap, ma è considerata una delle principali capitali gastronomiche della Corea, con una reputazione enorme per la qualità degli ingredienti e l’equilibrio dei sapori.
Perché il bibimbap di Jeonju è così rinomato?
- Il riso, invece che in acqua, viene tradizionalmente cotto in brodo di ossa di manzo (o talvolta in un brodo vegetale ai germogli di soia), così risulta più saporito e ben sgranato quando lo mescoli.
- Le verdure vengono preparate singolarmente per preservare aroma e texture.
- Nella sua versione più tradizionale e ricca, il Jeonju bibimbap può arrivare a circa 30 topping: una composizione super laboriosa che non tutti i locali propongono ancora identica, ma che spiega la fama ‘premium’ di Jeonju.
Mangiare bibimbap a Jeonju significa assaporare non solo un piatto, ma una vera e propria cultura gastronomica che ha radici profonde e tradizioni antiche.
Visitare il Jeonju Hanok Village
Il Jeonju Hanok Village è uno degli hanok village più grandi e strutturati dell’intera Corea. Con oltre 700 case tradizionali, Jeonju è considerata la capitale degli hanok, luoghi in cui puoi camminare tra vicoli antichi, cortili eleganti e scorci perfetti (per le tue foto o semplicemente per la tua memoria).
Questo quartiere non è una ricostruzione turistica recente: molte delle case risalgono ai primi del Novecento, quando l’area venne sviluppata come quartiere residenziale tradizionale in risposta all’espansione urbanistica di stampo giapponese durante il periodo coloniale. È diventato nel tempo un simbolo di identità culturale coreana, preservando l’architettura in legno, i tetti curvi in tegole nere (giwa) e l’organizzazione degli spazi attorno a cortili interni.
Qui troverai caffè caratteristici, botteghe artigianali e tante delizie di street food: dal calamaro fritto alle patate a spirale, dagli spiedini ai dolci locali, fino ai gelati artigianali. È il cuore pulsante di Jeonju, dove ogni passo racconta una storia.
Il nostro consiglio? Verso il tramonto raggiungi la parte più alta dell’Hanok Village (puoi salire verso le aree panoramiche vicino a Omokdae). Da lì vedrai un mare di tetti tradizionali che si accendono di luce dorata, illuminati dal sole che cala lentamente. Le tegole nere riflettono sfumature calde, i cortili si tingono di arancio e l’atmosfera diventa quasi sospesa. È uno di quei momenti in cui capisci davvero perché Jeonju è considerata la capitale degli hanok — e perché vale il viaggio.
Visitare il Gyeonggijeon Shrine (전주 경기전)
Tra le tappe che più mi hanno colpita a Jeonju c’è il Gyeonggijeon Shrine. Non è solo un santuario: è il luogo in cui la Corea custodisce simbolicamente le proprie radici.
Fu costruito nel 1410 per conservare il ritratto ufficiale di Taejo of Joseon, il sovrano che nel 1392 fondò la dinastia Joseon e diede inizio a oltre cinque secoli di storia coreana. Il fatto che il suo ritratto sia custodito proprio qui non è casuale: Jeonju è la città d’origine del clan Yi (Lee), la famiglia reale da cui discendeva il re. Camminare in questo complesso significa quindi trovarsi in un luogo profondamente identitario per il Paese.
Il santuario visitabile oggi non è quello originale del XV secolo: fu distrutto durante le invasioni giapponesi del 1592 e ricostruito nel 1614. Eppure, passeggiando tra i portali in legno, i padiglioni armoniosi e i cortili silenziosi, non hai la sensazione di qualcosa di “ricostruito”. Hai la sensazione di un luogo che ha resistito, che ha attraversato la storia e continua a raccontarla.
L’ingresso è a pagamento, ma appena superi il cancello il rumore del villaggio si attenua. I passi rallentano, lo sguardo si alza verso le linee eleganti dei tetti, gli alberi incorniciano il cielo. C’è un senso di equilibrio e compostezza tipico dell’estetica confuciana della dinastia Joseon.
È uno di quei posti in cui non fai solo una visita culturale: ti fermi, respiri, osservi. E inizi a capire che la Corea non è solo tecnologia e metropoli futuristiche, ma anche memoria, ritualità e un rispetto profondo per la propria storia.
Visitare il Jaman Mural Village (자만동 벽화마을)
Un’altra sorpresa di Jeonju è il Jaman Mural Village, un piccolo quartiere arroccato sulla collina appena sopra l’Hanok Village. Per raggiungerlo abbiamo percorso lungo stradine tranquille e, quasi senza accorgercene, i muri iniziano a riempirsi di colore.
Qui le facciate delle case diventano tele a cielo aperto. Abbiamo trovato murales ispirati alle anime, personaggi delle fiabe, scene romantiche, animali stilizzati, paesaggi onirici e disegni pop dai colori vivacissimi. Alcuni sono giocosi e ironici, altri più poetici e delicati. Le scale sono decorate con arcobaleni, nuvole, frasi motivazionali e piccoli dettagli che ci hanno fatto sorprendere.
È un villaggio semplice, autentico, ancora residenziale in parte. Non aspettarti opere monumentali o street art “da capitale europea”: qui il fascino sta proprio nella dimensione intima. Le viuzze strette, le case basse, i balconcini e i muretti dipinti creano un’atmosfera quasi fiabesca, soprattutto nelle ore più tranquille del giorno.
Il nostro consiglio è di andarci con calma, senza fretta, lasciandoti guidare dalle salite e dagli angoli nascosti. È uno di quei luoghi che non si visitano per “vedere qualcosa di famoso”, ma per godersi un momento creativo e un po’ fuori dalle rotte principali. Una piccola pausa colorata nel cuore tradizionale di Jeonju.
Dormire in un hanok
Vivere Jeonju davvero significa, almeno una volta, dormire in un hanok. Non è solo una scelta di alloggio: è un’esperienza culturale.
Gli hanok sono case tradizionali coreane costruite in legno, con strutture leggere, tetti curvi in tegole (giwa) e spazi organizzati attorno a un cortile interno. Tutto è pensato per creare armonia tra interno ed esterno: le porte scorrevoli in carta (hanji) filtrano la luce in modo morbido, il legno profuma leggermente e l’atmosfera è essenziale, quasi meditativa.
La vera protagonista è l’ondol, l’antico sistema di riscaldamento a pavimento tipico coreano. Il calore si diffonde sotto la superficie e riscalda la stanza in modo uniforme, creando una sensazione avvolgente e naturale. Per questo si dorme su futon sottili stesi direttamente sul pavimento: così puoi sentire il tepore dell’ondol durante la notte.
È un modo di dormire diverso dal nostro. Più minimal, più vicino al suolo, più silenzioso. La sera senti il legno scricchiolare leggermente, la mattina filtra una luce morbida attraverso la carta delle finestre. Ti senti parte della casa, non solo ospite.
Dormire in un hanok ti collega alla tradizione coreana in modo autentico: capisci davvero come si viveva (e in parte si vive ancora) in queste abitazioni.
BONUS: due modi diversi di vivere Jeonju (entrambi fantastici)
Qui entra in gioco la differenza tra me e Giulia.
Giulia, da perfetta appassionata della Corea, non ha avuto dubbi: ha voluto dormire in un hanok. Per lei era fondamentale gustarne completamente l’atmosfera, sentire il legno sotto i piedi, scivolare sul futon riscaldato dall’ondol e vivere — ancora una volta, come già fatto in altri viaggi in Corea — quell’esperienza autentica e profondamente tradizionale che ti fa sentire parte della cultura locale.
Io, Roberta, ho fatto una scelta diversa.
Mi affascina tantissimo l’idea dell’hanok, ma ho preferito svegliarmi con una vista diretta sui tetti curvi dell’Hanok Village, illuminati dal sole del mattino, e poi infilarmi sotto un piumone su un comodo letto occidentale. Ho scelto un hotel con tutti i comfort: materasso alto, camera spaziosa, magari una sauna o un café dove rilassarmi dopo una giornata di esplorazioni.
Due approcci diversi, entrambi bellissimi.
Se vuoi un’immersione totale nella tradizione, scegli l’hanok come ha fatto Giulia.
Se ami l’atmosfera ma non vuoi rinunciare al comfort, opta per un hotel con vista sul villaggio, come ho fatto io.
Jeonju è così: ti lascia la libertà di viverla nel modo che ti assomiglia di più.
Come arrivare a Jeonju
Jeonju è facilmente raggiungibile da Seoul in circa 1 ora e 50 minuti di treno KTX. Va però segnalato che il numero di treni giornalieri non è molto alto, quindi è sempre consigliabile acquistare i biglietti in anticipo per evitare problemi.
Un’altra soluzione è arrivare in autobus, che impiega poco meno di 3 ore, ma il tempo di viaggio dipende molto dal traffico. Durante le festività o nei periodi di alta stagione, con il traffico congestionato, il viaggio può arrivare anche a 4 ore.
Una volta arrivato alla stazione dei treni o degli autobus, per raggiungere la zona dell’Hanok Village, dove ti consigliamo sempre di alloggiare, conviene prendere un taxi o un Uber: il costo è contenuto ed è sicuramente la soluzione più comoda.
Se invece ami guidare, un’ottima alternativa è noleggiare un’auto. È sufficiente la patente internazionale e la guida non presenta particolari difficoltà: i comandi dell’auto sono a sinistra (come in Italia) e si guida sul lato destro della strada.
Jeonju è la prova che la Corea ha molto più da offrire oltre alle mete più famose. Tra sapori incredibili, storia, arte e tradizioni millenarie, questa città ti lascia qualcosa dentro. E se le dai una chance… forse, come è successo a noi, ti innamori per sempre.
Ti è venuta voglia di provare questa esperienza?
Non resta che preparare la valigia!
Roberta Manis










